La Jugoslavia che resta: in viaggio con Spomenik

Spomenik,-la-Jugoslavia-che-restaSi è conclusa l’avventura di Stefano, Veronica ed Eliana.
Nel loro lungo viaggio nella terra dei Balcani, iniziato il 13 agosto, hanno fatto visita alla Cooperativa agricola Insieme e allo stabilimento produttivo di nettari e marmellate Frutti di Pace.
Una tappa preziosa per narrare “la Jugoslavia che resta”, e che rinasce nei piccoli frutti della terra, monumento alla Pace e alla forza delle donne. Veronica, a pochi giorni dal rientro, ci racconta le sue sensazioni.

Provare a raccontare quello che rimane della ex Jugoslavia con un reportage di viaggio a fumetti: un compito arduo quanto sicuramente molto ambizioso, ma che, da idea quasi folle, è diventata poi progetto concreto. Questo grazie alla menzione speciale conferita dal Bando Fuorirotta e dal sostegno di moltissimi sostenitori alla campagna crowdfunding. FuoriRotta
Io (Veronica), Stefano e Eliana siamo partiti il 13 agosto da Trieste per un viaggio di oltre 2 settimane attraverso i Balcani occidentali, coprendo le capitali e i luoghi della memoria di quello che fino a 25 anni fa era una federazione unica, la Jugoslavia. Partendo da Lubiana, abbiamo coperto un lungo percorso attraverso i monumenti brutalisti alla memoria dei partigiani e dei caduti della Seconda Guerra Mondiale, comunemente chiamati spoLmenik in lingua serba e croata.
Spomenik, la Jugoslavia che resta è il nome che abbiamo scelto per il nostro progetto perché identifica un preciso tipo di monumenti, per quei pochi che di qua e di là dell’Adriatico ne hanno memoria, la stessa parola dalla Slovenia alla Macedonia.
Nel nostro percorso siamo stati in siti importanti come Jasenovac in Croazia, luogo dove sorgeva e si commemora il campo di concentramento, Kozara e Tjentište in Bosnia Erzegovina, Kadinjača in Serbia solo per citarne alcuni. Il nostro percorso tra quest’ultimo monumento e la capitale bosniaca ha previsto una tappa in più: la Cooperativa Insieme a Bratunac, nei pressi di Srebrenica. Abbiamo incontrato Rada Žarković e il collega Skender Hot, che insieme fondarono la cooperativa nel 2003, che ci hanno aperto le porte del loro stabilimento per raccontarci quello che è un esempio di rinascita e resilienza attraverso il lavoro.
I racconti di Rada svelano una realtà fatta di sacrificio ma anche di molta determinazione. Non vuole ricordare la guerra, perché: “Noi non vogliamo essere vittime, vogliamo smetttere di raccontare i traumi.Vogliamo che le persone ci comprino non per compassione, ma perché i nostri prodotti sono davvero buoni.”
Il racconto del nostro viaggio e di questo incontro prenderà forma di un fumetto che vedrà la luce nei prossimi mesi, ma intanto nella gallery potete vedere alcuni dei momenti più importanti.

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