Il coraggio e la tenacia della bella Sicilia

testo_4Diario di viaggio di Anna Manicone, volontaria di Varese, dal “campo libero” organizzato da Coop Lombardia, Libera e Libera Terra a Castelvetrano.
Il campo è anche un’occasione per visitare le bellezze del territorio, con guide molto speciali: i tanti siciliani onesti che amano la loro terra e che ogni giorno di si impegnano per difenderne patrimonio paesaggistico e culturale.  Nella giornata di venerdì  il gruppo ha visitato le Cave di Cusa e le rovine di Selinunte, il sito archeologico più grande d’Europa. A seguire, un emozionante incontro con Antonella Borsellino, sorella di Paolo Borsellino e figlia di Giuseppe Borsellino, imprenditori di Santa Margherita del Belice vittime uccisi dalla mafia nel 1992.

Siamo appena stati alle Cave di Cusa e per l’occasione abbiamo avuto una guida speciale. Angela ci ha illustrato come trasportavano questi blocchi di pietra per la costruzione dei templi di Selinunte, il sito archeologico più grande d’Europa. Conosciamo la storia più antica della Sicilia!
Nel pomeriggio abbiamo ascoltato il racconto toccante di Antonella Borsellino, sorella dell’omonimo Paolo Borsellino a cui hanno ucciso anche il padre con 37 colpi: “Libera è stata la mia salvezza. Lo stato non ci ha aiutati e mi pare di fare una lotta con i mulini a vento. Io voglio solo la verità per mio fratello. La rabbia, l’ostinazione, il coraggio, la tenacia della bella Sicilia che agisce in nome della verità e che vuole solamente giustizia. 

Sabato, dopo una intensa mattinata sui campi, il gruppo ha visitato la comunità “Ciao Ousmane”.

Abbiamo visto con i nostri occhi come vivono accampati più di 1200 persone del Senegal e magrebini che, per 2-3 mesi, vengono a lavorare negli uliveti. Una goccia di Africa nelle campagne trapanesi che vive accampata attorno ad un bene confiscato alla mafia. Ci sono alcuni volontari (Giuseppe e Angelo) che vivono insieme a loro e che lottano tutti i giorni per garantire i diritti di questi lavoratori e una sistemazione dignitosa. Questa piccola comunità si chiama Ciao Ousmane. Mangiare il cous cous in uno dei loro bazar è stata un’esperienza che difficilmente dimenticheremo. E domani, con tanta tristezza, ritorniamo a casa.

Per essere aggiornati in tempo reale seguite il blog della giornalista Adelia Brigo su Varesenews.

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